Ministorievere #47
- barbarasperandii
- 8 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Trasformazione.
Festival dei due mondi di Spoleto.
Casa di Reclusione di Spoleto, località Maiano.
Spettacolo teatrale "SENZA TITOLO - Manifesto per un carcere futurista".
Compagnia teatrale #SIneNOmine, in scena i "padroni" di casa.
Il mio stato di agitazione comincia già sulla strada che porta a Maiano, immersa in campi di girasole, frumento e olivi.
Può trovarsi qui un carcere?
Qualche controllo burocratico e poi sono dentro.
Ciò che finora è stata una suggestione da film o da notiziario, diventa realtà: un enorme cancello grigio e alto si apre per lasciarci entrare e si richiuderà alle spalle dell'ultimo ospite.
Sono dentro.
La percezione di tempo e spazio cambia improvvisamente.
È come essere in una scatola opprimente.
Mi guardo intorno cercando di capire come funziona, dove dormono, dove vivono...
Mi arrendo, è un'altra dimensione.
Lo spettacolo teatrale si svolgerà nel campo da calcio.
La processione che facciamo per arrivarci è costellata da piccole performance vocali.
Gli artisti sono sempre gli abitanti di questa scatola.
Sono loro le voci, anche quelle contro, che si sentono ma non si vedono.
Cerco e incrocio i loro sguardi... sono vivi e profondi.
Provo brividi e una fortissima empatia.
Che mi spiazza.
Provo a ripetermi "guarda che questo tipo potrebbe essere uno che ha ucciso, magari ha ucciso una donna.. Eh!?! Sveglia!"
Niente da fare.
La compassione resta l'unico sentimento che provo.
Mi sento alla pari con loro.
Nessun diritto di superiorità.
Mondo di dentro e mondo di fuori, per poche ore insieme.
Sul palcoscenico, per antonomasia luogo di finzione, i detenuti-attori sono incredibilmente autentici e il loro testo è una preghiera e una sfida.
Una preghiera di trasformazione, non di salvezza.
Una sfida ad accogliere, non isolare.
Sono il manifesto del coraggio di vivere ancora, diversamente, a fianco ai propri mostri.
Resto così: scioccata, ridimensionata, mostra.
Riferimenti:
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