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Ministorievere #17

  • barbarasperandii
  • 4 set 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Lo stand della felicità.


Roma, mercatino di Natale, uno dei tanti.

Due file di stand che si fronteggiano e si contendono i visitatori.

 

Venditori che invitano a vedere, toccare, annusare, provare.

"E' Natale! Fate i vostri regali!", "Tutto a 3 euro!", "Roba bella, roba buona!", "Fatevi un regalo!"

 

Ad un certo punto la intravedo, tra la folla, in piedi dietro il suo stand.

E' una signora, piccola ma massiccia, sorridente con le guance arrossate, silenziosa ma attenta a chi sosta davanti a lei.

 

Mi avvicino.

 

Lei vende crostate, di visciole o frutti di bosco, di due misure, da 10 o 15 euro.

 

E' impegnata a staccare le etichette adesive che contengono gli ingredienti.

 

Le sue mani fanno fatica...

Le sue mani sono di quelle piene, mani che hanno ancora la farina tra le pieghe delle dita.

Mani che impastano, stendono, allungano.

 

La crostata, che è buona, si capisce dall'aspetto.

"Prendo quella grande" dico.

"Prima l'assaggi signorì!" mi risponde lei e mi porge un pezzetto di crostata.

 

"Non è perché le faccio io, ma una crostata è la cosa più buona che c'è".

Assaggio e la crostata è ancora più buona e coccolosa.

 

Lei continua: "certo, ci sono tanti dolci che si possono fare, ma vuoi mettere quando a fine pasto porti in tavola una bella crostata? E' tutta un'altra cosa!" con gli occhi che sorridono.

 

Si, è tutta un'altra cosa perché l'ingrediente principale diventa l'amore con cui lei la prepara.

Questo le vorrei dire.

 

Dico solo "questa non la regalo, me la mangio tutta io, grazie!".

Le faccio gli auguri di Natale e mi allontano sorridente e felice anche io.

 

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